Il buon vecchio meta Description

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Questo tag, un tempo tenuto molto in considerazione dagli spider, ad oggi ha perso molta della sua importanza ai fini del posizionamento. Non sono rari i webmaster che decidono di farne addirittura a meno nei loro siti.
Per quanto mi riguarda, sarò un nostalgico, ma una delle piccole fissazioni che ho conservato nel costruire una pagina web è, invece, proprio rappresentata da questo meta tag. E’ vero il suo valore non è in grado di influire in maniera significativa sulla posizione di un sito nelle serp, però se siamo bravi e fortunati, grazie alla description possiamo riuscire a decidere con precisione il messaggio visualizzato nelle serp in relazione alle nostre pagine. Avere un buon copy nei risultati dei MDR può, ed anzi rappresenta, un notevole punto di forza rispetto ai nostri competitor posizionati nelle immediate vicinanze del nostro sito.
Nello scrivere una description seguo alcune regole, che come al solito non hanno la pretesa di essere una verità oggettiva, ma nascono da deduzioni che ho avuto modo di fare nel corso della mia attività.

  • La lunghezza del testo varia da un minimo di 200 ad un massimo di 250 caratteri
  • Le prime posizioni della frase contengono la key principale della pagina, riportata anche nel tag title
  • Il copy ha,di norma, una forma confidenziale per tentare di suscitare emozioni e curiosità nell’utente.
  • Se possibile tento di ripetere la key principale, magari con una piccola variazione, anche alla fine del copy della description

Come ultimo passo, prego che i MDR ascoltino le mie preghiere e visualizzino la mia description nelle loro serp :-)

AICEL promuove "Sette motivi"

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Colgo l’invito, anche se in spaventoso ritardo, che mi è stato fatto dal mio amico Stefano Gorgoni, per pubblicizzare un bella e simpatica iniziativa promossa dall’AICEL(Amici italiani del Commercio Elettronico) volta a promuovere lo sviluppo del commercio elettronico in Italia.
L’associazione pone l’accento, in particolare, su “sette buoni motivi” che rappresentano la forza del commercio online:

  • Comodità
  • Convenienza
  • Scelta
  • Originalità
  • Tempo
  • Tutela
  • Privacy

Per una spiegazione dettagliata delle sette caratteristiche appena citate riporto al sito ufficiale.
Non posso che fare i miei migliori auguri a questa iniziativa e sperare che serva a minare e distruggere i falsi pregiudizi che ancora, purtroppo, in Italia ruotano intorno al Commercio Elettronico.

Le mie regole fondamentali.

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Cercherò di rispondere in modo breve ma chiaro alla domanda che mi è stata posta nell’ultimo intervento.

…si deduce quindi che non esistono delle linee guida che si possano definire tali? Proprio in virtù del fatto che gli algoritmi sono sempre più sofisticati? Oppure secondo te, vi sono in ogni caso delle regole da non dimenticare durante la costruzione di un sito web…

Certamente ci sono dei principi generali da seguire, che nulla hanno a che spartire con i trucchi e le scorciatoie. Le attività di ottimizzazione, infatti, sono rivolte all’indicizzazione nel lungo periodo, mentre i “trucchetti” , utili a scalare subito le serp, non sono mai sicuri e spesso portano a forti penalizzazioni o bann. Naturalmente di seguito esporrò le mie linee guida, le quali non hanno alcuna pretesa di rappresentare una verità assoluta.
Quando ho la fortuna di partecipare alle fasi di progettazione di un sito sto bene attento a:

  • Definire una buona gerarchia dei file, in modo che ogni pagina del sito sia raggiungibile facilmente in un massimo di 2 click. Per intenderci una struttura di questo tipo:
    Index > Aree principali > Sottoaree. E’ preferibile che alle directory ed ai file che comporranno il nostro progetto venga assegnato un nome inerente all’argomento trattato.
  • Organizzare graficamente e strutturalmente il sito in modo da posizionare il prima possibile le informazioni più interessanti che voglio far leggere allo spider e agli utenti.
    La struttura che preferisco è Header(logo e breve frase di presentazione), Content(contenuto testuale della pagina, preferibilmente con un titolo in “h1”) e barra di navigazione sulla destra. In questo modo lo spider rileverà prima i contenuti del sito e poi i link verso le altre pagine
  • Costruire pagine monotematiche in modo da rendere più facile la contestualizzazione della stessa da parte dello spider
  • Definire il title della pagina in relazione alla key principale della stessa.
  • Interlinkare tra di loro le pagine che trattano di argomenti affini, anche se appartenenti ad aree diverse del sito.
  • Utilizzare i tag html(senza esagerare :-) ) “strong”., ”h2”,”h3” ed “em” per enfatizzare e dare più importanza alle key che mi interessano
  • Scegliere con molta attenzione il testo dei link e tematizzarlo con il contenuto della pagina di atterraggio
  • In caso di pagine dinamiche tentare di ridurre al massimo i parametri nell’url. Personalmente preferisco utilizzare al massimo un parametro. E comunque differenziare il tag title e description in base alle informazioni visualizzate
  • Creare una sitemap del sito e linkarla dalla home

Naturalmente questa non vuole essere una guida esaustiva, ma solo un elenco dei punti che considero fondamentali nell’implementazione di un sito. Ad essi vanno poi affiancati anche attività esterne come lo sviluppo di una buona link popularity ecc. Buon lavoro :-)

Voglio essere su Google!

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Oggi vorrei rispondere ad una domanda che, purtroppo, ho visto ripetersi spesso nei forum del settore: “come mai il mio sito non compare in google?”.
Personalmente molte volte ho avuto voglia di ribaltare la domanda e chiedere: “e perché mai dovrebbe comparire?”.
Il mio non è un atto di accusa, ma non capisco come mai, in questo campo, vedo trattare l’argomento ottimizzazione con molta superficialità.
Non si può prima costruire un sito, non tenendo assolutamente in conto la logica dei MDR e degli utenti e poi pensare di scalare le serp inserendo i meta tag .
Non capisco come mai uno dei maggior fattori del marketing tradizionale non assuma lo stesso valore sul web. Mai al mondo un imprenditore costruirebbe un negozio di abbigliamento nel deserto del Sahara, perché, come si può ben immaginare, tale attività non sarebbe facilmente raggiungibile.
Nel lanciare una attività commerciale, si sceglie con accuratezza il luogo dove aprirla , in modo da raggiungere più persone. Traslando questa ottica nel web, non possiamo prima costruire un sito e poi chiederci come renderlo visibile dai motori di ricerca. L’ottimizzazione web dovrebbe essere parte integrante del progetto di sviluppo ed implementazione dell’attività sul web che rappresenterà la nostra azienda.
Le attività volte a migliorare la visibilità di un sito non possono racchiudersi in pochi giorni e in altrettante poche azioni, anche perché gli algoritmi dei motori di ricerca sono molto sofisticati ed in continua evoluzione.
Non voglio scoraggiare nessuno dall’intraprendere l’attività di SEO, voglio solo dire che, come tutte le attività professionali, questa non si può improvvisare in pochi giorni di studio, anche perché la concorrenza è in continuo aumento e fino ad ora ho visto davvero pochi siti senza meta tag  , quindi se vogliamo davvero aver successo, dobbiamo impegnarci per creare un valore aggiunto al nostro sito.

Guardami…. guardami……

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Faccio seguito al mio ultimo intervento, incentrato sull’importanza di tracciare le azioni e le preferenze degli utenti, linkando uno studio sul tracciamento delle traiettorie che i nostri occhi seguono nel guardare una pagina web: Eyetracking Media España.. Il documento è in lingua spagnola ma, per fortuna, i grafici contenuti sono comprensibili anche da chi, come me, parla a stento l’italiano.
E’ curioso notare come, anche in questo ambito, gli uomini e le donne siano diversi, ma stranamente sembra che in questa particolare area gli uomini procedano a zig zag, mentre lo sguardo delle donne segue una traiettoria lineare :-)

Usiamo i MDR per migliorare il nostro sito.

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E’ noto che i motori di ricerca sono i più grandi veicolatori di traffico nel web; riuscire a scalare le loro serp, per le parole che ci interessano, non può che portare dei grandi benefici ai nostri siti.
Il compito di un buon seo, però, non è solo quello di creare traffico intorno al proprio progetto, ma anche quello di fare in modo che l’utente, una volta atterrato sul nostro sito, trovi le informazioni richieste nel modo più semplice ed elementare possibile. Ancora una volta, per questo compito, ci possono venire in aiuto i MDR. Infatti una attenta analisi delle query con le quali gli utenti arrivano sul nostro sito può farci comprendere meglio ciò che il nostro target cerca, di conseguenza possiamo:

  • “Correggere la rotta” se ci rendiamo conto che la direzione presa non é quella giusta
  • Creare dei contenuti più specifici e dettagliati in modo da andare incontro alle esigenze della nostra utenza
  • Individuare con maggiore precisione i nostri competitor ed analizzarne le azioni
  • Cercare di creare una nostra nicchia di mercato.

E’ chiaro che in queste fasi una attenta analisi dei file di log e di come l’utente navighi nel sito può fornire delle informazioni ancora più dettagliate ma, per chi non ne avesse la possibilità, comunque i processi appena descritti rappresentano una ottima fonte di informazioni.

Il bambino scemo.

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Oggi vorrei affrontare il problema di come progettare ed implementare la struttura di un sito in modo da renderlo digeribile sia agli utenti che agli spider dei MDR.
Per farlo prenderò spunto da una vecchia lezione di marketing tenuta da uno dei professori universitari che ricordo con più affetto.
In questa lezione, il docente ci spiego che una campagna di comunicazione per aver successo deve essere facilmente comprensibile anche da un ”bambino scemo”.
Analizzando in profondità il concetto, una buona attività di comunicazione deve:

  • Veicolare un solo messaggio in modo chiaro ed univoco
  • Fornire gli elementi di base utili per la comprensione del messaggio stesso

Applicando questa teoria alla progettazione di un sito, ne deduco che:

  • La home page del sito deve spiegare con chiarezza la mission dell’azienda che rappresenta.
  • Ogni pagina deve trattare in modo semplice e completo un unico argomento
  • Tutte le sezioni del sito, e quindi gli argomenti trattati, devono essere facilmente raggiungibili

Non dico che queste poche, ma importantissime, caratteristiche da sole possano decretare il successo di un progetto web, ma di certo renderebbero la vita più facile agli utenti, agli spider dei MDR(che scandagliano la rete alla ricerca di informazioni) e senz’altro anche a noi che siamo chiamati ad ottimizzare e massimizzare le potenzialità di un sito web :-)

Craigslist vs Google Base

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Oggi ho deciso di correre il rischio di essere tacciato di sentimentalismo, pubblicando una mail che mi ha inviato una mia amica e collega di ufficio.
Dato che, per mia natura, ritengo superfluo commentare parole non mie, mi limiterò a riportare fedelmente la lettera:

In occasione dell’inaugurazione di Google Base, vorrei spezzare una lancia in favore del padre dei community classifieds, il mitico craigslist.com, un sito che mi è molto caro non solo perché quando conobbi Craig Newmark di persona rimasi molto colpita dalla sua modestia ed umiltà, ma soprattutto perché il suo sito mi ha aiutato a sentirmi veramente parte della comunità di San Francisco. Grazie ai suoi annunci gratuiti ho trovato amici con cui condividere interessi culturali e sportivi, studenti a cui impartire lezioni di italiano, mobili a buon mercato per i miei numerosi traslochi e anche un lavoro interessante a due passi da casa.
Trovo inoltre peculiare che un sito di tale portata si sia promosso nella Bay Area grazie al passaparola dei suoi affezionati visitatori senza spendere un dollaro in operazioni di marketing e che si sia finanziato per molti anni solo grazie alle aziende in cerca di candidati locali, che pagavano $75 per pubblicare offerte di lavoro.

Sono inoltre orgogliosa di riportare quella che è stata definita l’essenza di Craigslist:
craigslist is about:

  • giving each other a break, getting the word out about everyday, real-world stuff.
  • restoring the human voice to the Internet, in a humane, non-commercial environment.
  • keeping things simple, common-sense, down-to-earth, honest, very real.
  • providing an alternative to impersonal, big-media sites.
  • being inclusive, giving a voice to the disenfranchised, democratizing …
  • being a collection of communities with similar spirit, not a single monolithic entity.

Forse la mission di craigslist sarà destinata a cambiare con l’acquisizione del 25% da parte di eBay ma a me piace ricordarlo come un sito che ha reso più allegra la mia vita a San Francisco.

Ciao
Paola

Oltre le "keyword secche"

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Da un po’ di tempo, analizzando i dati relativi alle ricerche degli utenti, ho potuto osservare come le ricerche stiano cambiando. Le famose “keyword secche”, inseguite ed agognate da tutti i seo, stanno lasciando il passo a query più dettagliate. Ad esempio la famosa key “hotel Roma” presa da sempre come emblema delle key difficili da posizionare, sta cedendo lentamente il posto a ricerche più dettagliate, quali: “hotel 5 stelle a Roma”, “hotel a Roma Stazione Termini” ecc.
Questo denota che l’utente ha preso sempre maggiore confidenza con i motori di ricerca e sta imparando ad affinare il modo di utilizzarli. Questo fenomeno potrebbe avere varie ripercussioni sul mondo del posizionamento: i risultati vengono filtrati a monte da key più specifiche e l’utente che arriva sul nostro sito con una ricerca specifica è sicuramente più targettizzato di un utente che ha utilizzato una key generica.
Mi chiedo, ironicamente, se alla fine il calo degli spam engine sarà dovuto agli algoritmi di google, oppure al nuovo modo che gli utenti stanno acquisendo nell’interrogare i MDR.

Landing pages umane?

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Alcune settimane fa ho letto dello sviluppo, negli Stati Uniti, del pay per call in affiancamento al pay per click. La cosa mi ha fatto riflettere su alcuni argomenti:
- In primo luogo internet sta avvicinando sempre di più l’azienda al consumatore finale e sempre di più la pubblicità in rete viene pagata, a differenza degli altri media, in base agli effettivi contatti stabiliti tra l’azienda e il consumatore.
- Mi sono poi interrogato sulle modalità di tracciamento delle performances degli annunci e, specialmente, sull’evoluzione delle landing pages. Queste ultime, come sappiamo, sono delle pagine costruite ad hoc per convincere l’utente a compiere una determinata azione. Nel caso del keyword advertising le landing, spesso, rappresentano le pagine di atterraggio dove dirigere l’utente per convertirlo in contatto. Quando una campagna di advertising registra molte visite, ma poche conversioni, si agisce, tra le altre cose, sulle landing pages per migliorarne la perfomance. Nel caso del pay per call le landing scompaiono, o meglio, vengono sostituite dalla centralinista, o chi per essa, dell’azienda che risponderà al numero pubblicizzato nell’annuncio.
La cosa che trovo divertente è che mentre per migliorare la performance delle landing pages si agisce sulla grafica e sui contenuti della pagina web, per migliorare la conversione nel caso del pay per call si andrà ad agire sui modi di risposta “dell’addetto al telefono”, trasformando quest’ultimo in una landing umana :-)