Un modo per sfruttare l’off line senza spendere un euro

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Gli affiliati, e in genere i pubblisher che vivono con adsense e programmi di affiliazione vari, mi sono sempre stati simpatici, perchè nel loro lavoro dimostrano una fantasia davvero ammirabile!

Ieri alla ricerca di ricette per cucinare le mie triglie, mi sono imbattuto in una serie di blog aventi la seguente struttura di post:

  • Il  titolo riporta esattamente il nome della ricetta esatta che è stata appena trasmessa dal programma “cotto e mangiato” della parodi
  • Il contenuto è formato da 2-3 frasi e il link al video della ricetta presente sul sito della mediaset

Che dire: complimenti alla fantasia e ai tempi di aggiornamento del blog. In questo modo si indicizza subito su keyword poco competitive ma di sicuro ricercatissime dagli utenti che hanno visto la trasmissione.

Riportato sui siti di ecommerce, direi che lo stesso ragionamento andrebbe alla grande :-)

La più banale delle pillole SEO

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Eppure sono ormai 9 anni che mi tocca spiegarla: volete capire come mai il vostro sito non è visibile nei motori di ricerca?

Fate così: dimenticatevi di link popularity, pagerank, html e qualsiasi altra diavoleria avete sentito in giro, sedetevi, leggetevi tutti i contenuti presenti sul vostro sito(non condierando eventuali immagini e video) e chiedetevi se avete trattato tutti i termini di ricerca per i quali vorreste essere posizionati. Se lo avete fatto siete già a buon punto, ora ricominciate a pensare alle diavolerie di cui sopra :-)

Sembra banale eppure……

Sulla indicizzazione delle immagini – forse ci siamo

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Da anni si parla ormai della universal search e dell’importanza di posizionare non solo contenuti testuali, ma anche immagini, video, presentazioni a quant’altro.
Finora a dir la verità, a parte casi sporadici in settori molto particolari, non avevo comunque rivelato grandi risultati da queste attività, almeno in termini di volumi di visitatori. Alla fine l’indicizzazione delle immagini e dei video richiedevano un doppio passaggio da Google Search a Google Image, o Youtube, per poi sperare nel successivo click dell’utente per generare una visita.
Non metto in dubbio che la visibilità su più canali possa comunque generare dei benefici sia al brand che al posizionamento del sito nel suo insieme, ma come dicevo prima, in termini di visite (fatta esclusione per il campo musicale/cinema, dove le immagini dei protagonisti sono ricercatissime) non ho mai registrato grossi volumi.
Da qualche giorno vedo che invece la situazione è cambiata: le immagini presenti nella search di Google in molti casi non puntano più a Google image, ma bensì direttamente ai siti che le contengono.
Ricercando, ad esempio “audi a1”, e cliccando sulle prime 3 immagini proposte da Google potrete osservare il fenomeno che ho appena descritto.
Naturalmente sul come indicizzare le immagini (importanza del tag alt, contenuto del testo immediatamente prima e dopo l’immagine, contenuto della pagina, nome dell’immagine, ecc.) non mi dilungo molto perché molto è già stato scritto in rete, però senza dubbio questo nuovo sviluppo potrebbe essere molto utile ad esempio per gli e-commerce, i quali possono puntare ad indicizzare le foto di tutti i prodotti trattati, es: Passeggini, Asse da stiro, TV Lead, ecc.
Insomma mi sa che per molti ci sarà da rimettere mano alle gallerie fotografiche e alle schede prodotto! Buon lavoro :-)

Fine del monopolio di Google?

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Magari il titolo è troppo ottimistico, però non posso che accogliere con allegria e “speranza” l’accordo sulla web search stipulato tra Yahoo! e Bing:

SUNNYVALE, Calif. and REDMOND, Wash. — 29 July, 2009 — Yahoo! and Microsoft announced an agreement that will improve the Web search experience for users and advertisers, and deliver sustained innovation to the industry. In simple terms, Microsoft will now power Yahoo! search while Yahoo! will become the exclusive worldwide relationship sales force for both companies’ premium search advertisers

Chiariamoci, non è che Google non mi piaccia, anzi…, però sono sinceramente stufo di operare in regime di monopolio. Sono sicuro che, come in tutti i mercati, un po’ di sana concorrenza porterebbe dei vantaggi per tutti gli attori del search marketing.
Beh dopo l’accordo con Facebook e Yahoo! spero proprio che i programmatori e i responsabili dell’algoritmo di Bing siano efficienti almeno quanto il loro reparto commerciale :-) , sinceramente i primi test sui risultati proposti dal nuovo motore della Microsoft non mi hanno entusiasmato moltissimo, però diciamo che le potenzialità ci sono!

Come accorgersi se un sito è Search Engine Friendly

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Visto che questa domanda ultimamente mi è stata rivolta più volte, ho pensato che una risposta pubblica potesse essere il mezzo ideale per ottimizzare tempi ed energie ?
Non risponderò però con la solita guida, ma con una serie di domande che “l’analizzatore SEO” dovrebbe porsi guardando un sito:

  • Non conoscendo il brand (perché gli spider non sono vittime del marketing :-) ) dalla home page del sito, si capisce chi è l’azienda e cosa fa?
  • Dalla home page, escludendo tutti i link in flash e javascript, riesco a navigare il sito e a raggiungere le sezioni principali dello stesso?
  • La struttura di link del sito è circolare, oppure per raggiungere tutte le pagine, devo sempre ritornare dalle pagina interne alla home?
  • La struttura e il numero delle pagine è studiata in modo da:
    • Interlinkare tra di loro tutte le informazioni inerenti lo stesso prodotto/argomento?
    • Permettere agli spider di raggiungere, senza compilare i form di ricerca (quelli lasciamoli agli utenti), tutte le informazioni presenti nel Database? (es:Catalogo prodotti, annunci immobiliari, ecc.)
  • Scorrendo le pagine (senza guardare le immagini e i filmati), capisco subito di cosa parlano, oppure devo prima leggerne tutto il contenuto?
  • Il tipo di linguaggio utilizzato nel sito, è lo stesso che il mio potenziale target utilizzerebbe per cercami?
  • Disattivando i javascript, le immagini e il flash, riesco a navigare e a capire gli argomenti trattati nel sito?
  • Riesco a visualizzare le pagine in breve tempo, oppure faccio in tempo ad andare a prendermi un caffè prima che il browser sia riuscito a caricare interamente la pagina? (consideriamo che gli spider notoriamente non prendono caffè :-) )
  • Il sito riesce a togliermi qualsiasi dubbio sul prodotto/argomento trattato, oppure ho la necessita di proseguire la navigazione su altri siti?
  • Dalle Url delle singole pagine, si evince una indicazione sul contenuto delle stesse, oppure è necessario chiamare un interprete?
  • Gli altri siti conoscono l’esistenza del mio sito, oppure on line nessuno parla di me?

Ecco, sicuramente non &egrave: tutto, ma se la risposta a tutte queste domande è si, allora avete un gran bel sito (almeno per i motori di ricerca, poi da qui nascono altre 1000 tematiche che per brevità di esposizione non mi sembra il caso di trattare adesso :-) )

In principio non si usavano i link esterni

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Eh si, in principio i SEO fuggivano i link esterni peggio della peste, dare un link ad un sito terzo significa disperdere pagerank!

Poi ad un certo punto si è detto che i link a siti terzi, che completano le informazioni presenti nel proprio sito/pagine, possono essere molto utili ai fini del posizionamento.

Ancora sempre nello stesso periodo di “enfasi linkifera” si è detto che linkare per lo più risorse valide, naturalmente a tema, non conosciute a Google, aveva effetti benefici sulla percezione che il motore californiano aveva del sito linkante.

Poi naturalmente è arrivata la scomunica dei link esterni: linkare un sito bannato o penalizzato, penalizza anche il sito linkante! E’ come se Google dicesse:”ma come io ho penalizzato quella risorsa, e tu, insulso sito di….. osi linkarla? Allora penalizzo anche te!”

Naturalmente non possiamo dimenticare il caro attributo nofollow, che per un certo periodo è stato sicuramente l’incubo e la felicità di tutti i SEO. L’ultima vittima in questo senso è stato il caro wordpress.

Poi è venuta la personalissima guerra di Google contro i link a pagamento, io in verità al posto suo invece di spingere il k.adv, avrei pensato ad una sorta di vendita link dalle proprie home page, immaginate che successone sarebbe stato! :-)

Risultato? Moltiplicazione incontrollata di Directory web, proliferazione di (inutili) piattaforme di comunicati stampa, poi gestite e utilizzate in modo più o meno serio, proliferazione di aggregatori di Feed che un po’ rubano i contenuti ai siti, e un po’ contribuiscono a incrementarne la link popularity (anche qui però le discussioni si sprecano…) e tanti, ma tanti, blog creati al momento per spingere questo o quel sito…(a tal proposito mi fa davvero impazzire la tecnica del blogghettaro pazzo di myblog! Guardare questa pagina è un piacere tra poco arriverà a creare un blog che come nome ha 50 zeri :-) ).

A me personalmente “’sta link popularity” mi sembra un cane che si morde la coda:

  1. Per valutare i siti Google considera in modo sempre più predominante la link popularity.
  2. Per creare link popularity, visto che lo scambio di link non si può fare, comprarli non ne parliamo proprio, vengono create n. risorse “artificiali”, queste si scritte secondo le logiche dei motori (mica in questi casi si hanno i limiti che si devono affrontare con i siti istituzionali delle aziende :-) )
  3. All’aumentare del numero delle risorse on line, aumenta la difficoltà nel classificarle considerando solo gli elementi on site, e quindi aumenta costantemente il peso della link popularity e (come dicono i fichi) dell’age rank…

Ma poi non vi sembra che con questi benedetti link alla fine i contenuti veri del sito abbiano perso molta della loro importanza?
Quasi quasi rimpiango i tempi del bold, del corsivo e della keyword density! Se esistesse un sindacato SEO dovrebbe proporre una manifestazione contro la link popularity, già immagino le piazze piene :-)

Rimpiango il Page Rank

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Ebbene si, mai avrei creduto di arrivare a questa affermazione, e invece….
Almeno prima si lottava solo contro di lui (sia tra SEO che dai clienti). Ora invece una nuova malattia pervade il mondo del Search Marketing: La “qualunque cosa” Rank.

Abbiamo iniziato con il Trust Rank, continuando con l’Authoirity Rank, sono seguiti a ruota il Content Rank, il keyword Rank, l’Age Rank, il Link Rank, il Position Link Rank, il Social Rank.

Ma diciamoci la verità, ma ‘sto Rank…
E’ possibile che ogni evento, compreso lo svegliarsi tardi la mattina, sia attribuibile a un famigerato Rank?!?

Capisco benissimo le ragioni del successo iniziale del page rank, soprattutto, tra i client: finalmente dopo tante cose misteriose sul SEO, la barretta verde forniva loro qualcosa di realmente visibile, un punto al quale aggrapparsi.

Capisco, sempre facilmente, che la barretta verde abbai scatenato lotte interne tra i SEO, una specie di gara “a chi ce l’ha più lungo”, ma ora con tutti questi Rank, si rischia di generare un’orgia!

Come si manifesta la malattia: il sintomo più frequente è sicuramente “l’occhio curioso – falso furbo”, seguito da un “sorrisino beffardo”.

Perché direte voi?
Perché le persone che mi pongono domande su questi fantomatici e terribili “Rank”, di solito assumono una espressione che vuole essere tra il furbo e il “vediamo se lo sa e quanto ne sa”.

C’è da dire che però la “qualunque cosa” Rank, ha anche un effetto benefico su chi ne è afflitto, perché, qualunque sia il problema, permette sempre di trovare un Rank colpevole del misfatto.

Come si cura: al momento nonostante vari tentativi, non sono riuscito a guarire nessuno dei malati che ho incontrato. Sono ben accetti tutti i suggerimenti.

Concludo dicendo: evviva il Page Rank!

Ma un po’ di sana formazione SEO?

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Devo ammettere che ormai, forse magari perché ho troppi amici “addetti ai lavori”, pensavo che almeno le logiche basilari del SEO, tra chi millanta di esserlo, fossero più che condivise, invece nell’ultima settimana mi sono sentito fare 2 affermazioni abbastanza scandalose, inizio con ordine:

  1. Penalizzazione dovuta all’alt uguale al title: Ieri mi ha chiamato un mio amico/cliente, che ha pensato bene di assumere anche un “SEO interno”, preoccupatissimo perché il suddetto SEO gli ha detto che il loro blog principale è a serio rischio di penalizzazione perché all’interno dei post, ognuno organizzato nel seguente modo: Titolo, immagine, testo, il tag alt dell’immagine è valorizzato con la stessa stringa che valorizza il titolo del post e il tag title. Certo detta tecnica non trova la mia approvazione, ma da qui a dire che un blog, pienissimo di contenuti originali, venga penalizzato per così poco….. Ma la cosa più bella è che il sedicente SEO ha affermato che la penalizzazione non deriverebbe tanto dalle analisi del caro Googlebot, ma bensì dai competitor che, nello spam report, possono segnalare il blog in questione. Già mi vedo la segnalazione: “caro Google il blog è da bannare perché utilizza il titolo come alt dell’unica immagine presente nel post”.
    Geniale, come ho fatto a non pensarci prima!!!
  2. Il cloaking è permesso, lo utilizza anche Yahoo: questa invece l’affermazione che mi sono sentito fare da un responsabile tecnico di un noto sito editoriale.
    Perché naturalmente qual è la cosa alla quale deve pensare un SEO che gestisce un sito pieno di contenuti? Ma si facciamo un po’ di “sano” cloaking, così ne velocizziamo l’indicizzazione e nel frattempo on line conservo i miei bravi menù in flash e contenuti in javascript.

Mah.. Comunque volendo dare un senso a questo mio sfogo, direi, a chi si avvicina a questo lavoro, di stare molto attenti a:

  • Non credere alle favole: via dai trucchi e da chi vi dice che inserendo un alt in una immagine si raggiunge la prima posizione o si viene bannati
  • Capire che il SEO non consiste nell’essere solo bravi tecnicamente a fare cloaking, ne tanto meno nell’essere dei bravissimi “romanzieri”, ma “semplicemente” saper dosare bene un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

Vaneggiamenti SEO

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Ma i “Magnifici Rettori” sono nati tali, oppure un tempo anche loro sono stati studenti?

E’ meglio essere un Magnifico rettore scadente, o uno studente modello?

No tranquilli non sono impazzito, o almeno non sono più pazzo del solito, voglio solo proporre un piccolo spunto di riflessione circa i tempi necessari al posizionamento di un nuovo sito e le azioni da compiere per abbreviarne il più possibile i tempi.

Ormai tutti sanno che, operando su un nuovo sito (a meno che non si verifichino “strane” e sempre più rare congiunture) è difficile ottenere buoni posizionamenti per keyword competitive.
Per ridurre al minimo i tempi necessari ad avere i primi risultati è buona norma quindi, concentrarsi non solo sulle keyword generiche, ma anche su una discreta quantità di termini di long tail.

Schematizzando questo concetto, otteniamo la seguente situazione:

Nuovo sito

Numero complessivo di pagine = 100
Numero di pagine incentrate su kw competitive = 40
Numero di pagine incentrate su kw specifiche e di long tail = 60
Numero di pagine posizionate dignitosamente nei risultati di google = 20
(se va tutto bene, dopo uno/due mesi).

Score del sito = 20(posizionamenti)/100(pagine) = 0,2

Insomma siamo un Magnifico Rettore scadente, e se provassimo invece ad essere uno studente modello? Vi spiego come: operando su un nuovo sito (studente), potremmo inizialmente completamente dimenticarci delle kw competitive, per concentrarci si termini specifici e di long tail. In questo caso, potremmo ottenere una situazione del genere

Nuovo sito
Numero complessivo di pagine 60
Numero di pagine incentrate su kw competitive –
Numero di pagine incentrate su kw specifiche e di long tail 60
Numero di pagine posizionate dignitosamente nei risultati di google 40

Score del sito = 40(posizionamenti)/60(pagine) = 0,66

Ora la domanda è: arrivati a questo punto, un interlocutore (Google),
su un tema importante (keyword competitiva) ascolterebbe di più uno studente laureatosi con il massimo dei voti(situazione 2), o un Magnifico Rettore scadente(situazione 1)?

Meglio ancora: se si è studenti(sito nuovo) è giusto parlare di argomenti da studenti(keyword di long tail), oppure si devono intraprendere, sapendo di non essere ascoltati, anche argomenti più “maturi” e seriosi(keyword competitive)?

Non sarebbe meglio prima affermarsi come interlocutore serio su argomenti minori, per poi laurearsi e parlare di argomenti più complicati?
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Oppure viene apprezzata l’audacia, e magari, se non si dicono proprio sciocchezze, è meglio affrontare da subito tutti i temi? Mah……

A Google piacciono di nuovo i terzi livelli

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Ritorno a scrivere sul blog, dopo un po’ di silenzio, per riportarvi un caso appena accaduto che mi ha lasciato alquanto basito.
Circa un anno e mezzo fa, su un sito (per fortuna secondario) di un mio cliente, scritto in più lingue e interamente hostato su un unico dominio .com, decidemmo di operare dei redirect 301 in modo da suddividere i contenuti in n. sottodomini specifici per lingua, es: it.miosito.com, en.miosito.com, ecc.
La mossa però non si rivelò assolutamente di successo e, dopo una prima, fisiologica, impennata degli accessi, il sito ha subito un notevole calo di visite proveniente dai motori.
Dopo vari mesi, tentammo, per prova, di riportare una sola lingua (terzo livello) sul dominio principale, in modo da testare se questa ulteriore modifica fosse utile a riconquistare il terreno perso.
Ebbene, dopo un mese dal cambiamento, il terzo livello oggetto della prova, aveva ripreso per intero il suo traffico originale.
A seguito di questo episodio, abbiamo deciso, circa un mese fa, di riportare tutti i terzi livelli sul dominio madre, ma proprio mentre ci preparavamo al cambiamento Google non ne va a combinare un’altra delle sue?!?
Ebbene si, improvvisamente i terzi livelli, dopo un anno e mezzo, si sono improvvisamente ripresi


mentre il sottodominio riportato sul dominio madre ha riperso tutto!!!

I cambiamenti sono avvenuti dal 12 al 15 giugno, quindi direi con certezza che derivano da una stessa modifica che ha interessato l’algoritmo googoliano. Mahhh meno male che questa volta abbiamo tardato nell’eseguire quanto avevamo deciso :-)