11 dicembre 2006

L’importanza del Bounce Rate

Spesso le attività di SEO vengono erroneamente giudicate mediante pochi macro-parametri quali:
  • Il numero di posizionamenti utili raggiunti
  • Il volume di visitatori generati
  • Il numero di conversioni/contatti generati
I suddetti indici, senza dubbio utili a fornire una prima analisi sull’andamento delle attività messe in essere, non possono da soli dare un quadro esaustivo delle performance di una campagna di Search Engine Optimization, anzi spesso finiscono col rivelarsi causa di forti errori di valutazione.
Il numero di posizionamenti raggiunti e il volume di visitatori generati, infatti, rappresentano degli indici “facilmente” alterabili mediante la produzione di pagine e/o siti aventi tutte le caratteristiche richieste dai motori di ricerca, ma “poco consone” alle logiche legate agli utenti, es:

N. B. L’immagine è alterata per non denigrare ne pubblicizzare nessuna azienda o agenzia

Il numero di conversioni generate, d’altro canto, non dipende solo dalla bontà delle attività di SEO che si sono messe in opera, ma anche da altri importanti fattori quali:
  • La qualità del prodotto offerto
  • La convenienza del prodotto offerto
  • Il brand dell’azienda
  • ...
E’ chiaro quindi che una valutazione corretta delle attività SEO non può essere legata solo ai suddetti 3 indici ma deve considerare una moltitudine di altri parametri, tra i quali:
  • Il numero di visitatori che ritornano sul sito
  • Il numero di pagine viste
  • La qualità della comunicazione veicolata
  • La persistenza nel tempo dei risultati ottenuti
  • Il bounce rate
Mentre i primi parametri citati non hanno bisogno di spiegazione, in questo articolo voglio dedicare un’attenzione particolare al bounce rate (tasso di rimbalzo), ossia il numero di visitatori che abbandona il sito dopo aver visto una sola pagina. Personalmente ritengo che questo parametro sia molto importante non solo per effettuare varie analisi riguardanti elementi interni al sito quali:
  • L’appeal grafico
  • L’efficacia della comunicazione veicolata
  • L’efficacia dell’albero di navigazione del sito
  • L’efficazia del menù di navigazione
  • La completezza dei contenuti
  • L’appeal delle, eventuali, gateway pages
Ma anche per capire se, a monte, nella scelta delle keyword e della modalità di comunicazione adottata per veicolare le informazioni, si è delineato con esattezza il target di riferimento.

5 Comments:

At 11:29 PM, Anonymous F@bri said...

Sono d'accordo con te.
Proprio ora sto lavorando ad un progetto in cui sono evidenti determinati comportamenti degli utenti: tempi miseri di permanenza sul sito, piuttosto che visualizzazione dalla landing e conseguente "tasto back".
Il problema a mio avviso è la grafica e di conseguenza la struttura dei contenuti, non adeguata ai competitor che sono carenti di contenuti ma spingono molto il lato estetico.
È da qualche mese che spingo in questo senso senza ottenere nulla, magari facendo leggere loro il tuo articolo si convincono a modificarla.
Ciaooo

 
At 10:10 AM, Anonymous Gian Mario Infelici said...

Ciao carissimi,

concordo anche io pienamente con la vostra analisi.

A rafforzarla porto un'esperienza che mi è capitata alcune settimane fa.

Durante una campagna svolta per un cliente, abbiamo avuto un aumento del 200% di visite legato ad una buona campagna di posizionamento ed al completo restyling grafico fatto del portale centrale dell'attivit. Un'uteriore aumento lo abbiamo avuto riprogettando ed ottimizzando lo style dei mirror e dei sotto portali tematici creati ad hoc.

Ma la cosa non finisce qui:

Nonostante questo il ROI continuava ad essere basso.
Analizzando le abitudini dei visitatori e le pagine maggiormente presenti in uscita, è stato possibile comprendere come molti dei prodotti stessi proposti dall'azienda, avessero, sì ottime caratteristiche, ma venissero proposti con uno stile ed un brand non omogeneo.

Abbiamo dunque pianificato un restlyling anche di questi e già dopo due settimane il tasso di ROI è aumentato del 25% (Con evidente soddisfazioe del cliente).

Spero che questa testimonianza possa esservi utile!

A presto e buon lavoro!

 
At 1:26 PM, Anonymous LUCA said...

Bravo Salvatore,
finalmente qualcuno che inizia a parlare fuori dal coro.Ora mi chiedo soltanto...dopo la faticaccia nel "erudire" il cliente (con scarsi risultati) per fargli capire come funziona questo mondo, dovremo re-erudirlo per fargli capire che il mondo del posizionamento è diverso?

 
At 11:28 PM, Anonymous Daniela Trifone said...

A mio parere i clienti che si affidano ad un consulente SEO danno per scontato che l'attività venga svolta tenendo saldi alcuni aspetti fondamentali dello stile comunicativo adottato per le altre attività promozionali senza rendersi conto che il mercato non sempre offre questo tipo di garanzie.
Il fatto che agli utenti dei motori venga presentata una soluzione non in linea con il resto del sito è un'alternativa che non viene neppure contemplata.

Tu che ne pensi?

 
At 1:02 PM, Blogger Salvatore said...

In verità anche io do per scontato che le attività SEO si muovano in parallelo con le altre attività di comunicazione di un’azienda, altrimenti non stiamo parlando più di "ottimizzazione" per i motori di ricerca, ma di un puro esercizio di posizionamento.
L'analisi della navigazione degli utenti (bounce rate ed altri fattori), viene svolta al fine di capire i punti di forza e di debolezza di un certo tipo di comunicazione, sia essa grafica o di contenuti. Se la comunicazione delle pagine posizionate è diversa da quella adottata dal sito, questa attività perde completamente di significato.
A mio punto di vista, come spesso mi hai sentito affermare, l’attività di Search Engine Optimization non può prescindere dagli aspetti legati al marketing e alla comunicazione. Altrimenti non parliamo più di SEO, ma al massimo di SEP (Search Engine Positioning).
Un buon tecnico che riesce a posizionare un sito, oppure un buon uomo di marketing che non ha nessuna nozione tecnica, a mio avviso non può essere assolutamente definito SEO.

Salvatore

 

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